Categorie
Testimonianze

M. racconta

Ci chiama il tecnico del Comune per la prima volta dopo 9/10 giorni dalle frane per farci le solite domande di rito: se c’è acqua e luce, dove sono i bambini, se qualcuno sta male…

Quando gli chiedi come dobbiamo procedere per aprire l’unica strada che ci permette di fare i nostri lavori (mercato e b&b) risponde: “come immagino che tu abbia capito da sola, la soluzione migliore sarebbe che andaste a stare in paese!

Gli ricordo che qui c’è la nostra vita in toto e i nostri animali, ma lui ribatte che prima viene l’incolumità delle vite umane… Peccato che si erano scordati della nostra di vita, per tutto questo tempo!
E gli animali? dice che possiamo portargli da bere e mangiare a piedi una volta a settimana, e poco importa che una è un’asina, e gli asini se non hanno l:acqua pulita non bevono!

Glielo dico che degli amici si stavano attivando a cercare mezzi e che avevamo aperto una raccolta fondi e che magari potevamo iniziare noi i lavori, ma lui nulla: “meglio che andiate a stare in paese. Lavori e fondi per ora non ce n’è.

Finita la conversazione perché ho riattaccato.

E così è chiaro che in questo periodo di emergenza le amministrazioni non vogliono sprecare risorse per aiutare noi isolati sugli Appennini, noi che dal Comune non abbiamo ricevuto nemmeno una bottiglia d’acqua potabile, e tutte le loro forze devono essere incentrate a riaprire la viabilità principale.

Quindi eccoci qua senz’acqua nelle tubature e senza strada.