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Riflessioni

Un weekend postcapitalista

Lo scorso weekend mi sono fatto un giro nella Romagna franata e alluvionata. Per fare visita alle amiche e agli amici che non avevo ancora visto dopo il 17 maggio scorso, per vedere come stavano, per capire com’è adesso la vita in quei luoghi che sono stati in prima pagina per un mese circa e poi spariti, più nulla, se non per le beghe della bassa politica dei commissari. Quello che segue è un breve diario a tappe.

Tappa uno – Faenza – Cadere nel gorgo è un attimo

Due amici fraterni mi accolgono nella loro casa al secondo piano di un quartiere pregiato di Faenza, a due passi dal centro. Pregiato ma basso, dato che l’acqua ha allagato i primi piani delle case. Di fronte le villette a schiera, più basse ancora del condominio in cui stiamo, sono state tutte inondate per due volte di seguito. Gli appartamenti venduti a 400 mila euro qualche mese prima adesso sono in svendita. Sembra che si tratti di un fenomeno generalizzato questo della svendita delle case allagate, tanto che le agenzia immobiliari, a quanto pare, stanno facendo delle conferenze per provare a mettere un argine. Del resto le famiglie non sono ancora rientrate e hanno paura a rientrare. Dove sono? Non si sa, dai parenti probabilmente, o in qualche situazione di fortuna. Alcuni stavano al campo di Emergency fino a quando non ha chiuso. Tornano i fine settimana a pulire, a portare in strada il fango ormai secco, a buttare le cose. Qualcuno passa le giornate a provare a lavare i ricordi, i quaderni di scuola, le fotografie, le scatole degli attrezzi…

C’è chi è andato sotto e chi no. Beirut bombardata e Beverly Hills. Chi è andato sotto ha avuto la vita sconvolta, non ha più dove abitare. Chi invece sta un po più in alto l’ha scampata e può continuare la vita di prima, quasi come se niente fosse successo. Pare che un certo senso di colpa serpeggi tra gli scampati…

Una metafora della modernità: un passo falso, una piega della vita, qualche centimetro più in basso e ti ritrovi nel gorgo. E se cadi il gorgo ti annichilisce, ti sfinisce, ti azzera. Materialmente, fisicamente, nel tuo quotidiano.

Da scampati viviamo con una certa ansia di caderci anche noi, nel gorgo.

Tappa due – da qualche parte sopra san Martino in Gattara – frikkettonia resiste!

Rifugiarsi sui monti per coltivare il farro, il grano, un po’ d’orto. Fare il pane. Da vendere nei mercati di Bologna. Per alzare quel po’ di soldi che mancano, segare il bosco lui, fare pulizie lei. Tirare su i figli. M. e C. si sono trasferiti nell’ultima casa della valletta più isolata da parecchi anni ormai. Intorno boschi e montagne a perdita d’occhio. Bellissimo.

L’alluvione ha martoriato le strade da Brisighella in su. La loro casa è stata isolata da una grossa frana, adesso la strada è stata riaperta. Ma non sono mai stati veramente isolati, perché si muovono a piedi e si appoggiano alla rete di solidarietà della zona. Sono rimasti senza acqua per più di venti giorni perché i burocrati della zona gli hanno impedito di intervenire direttamente sulla rottura della tubazione. Bastava un giunto, un lavoro da niente… però la cosa gli ha fatto apprezzare quanto sia importante aver l’acqua in casa.

Stanno bene M. e C. Non importa la grandine che ha pelato l’orto. Non importa l’alluvione che ha fatto franare mezza montagna. L’importante è avere fiducia nel potere rigenerante della Terra Madre, avere una comunità di riferimento e prendere la vita con filosofia.

Mangiamo, beviamo, fumiamo e chiacchieriamo vicino al fuoco acceso, mentre l’oscurità cala nella valletta selvatica e dalle siepi intorno arrivano le lucciole.

Frikkettonia resiste!

Tappa tre – diversi luoghi sopra Fognano – terra liquida

Incontro le compagne di TerraLiquida a Fognano e salgo con loro su una Land Rover antidiluviana. Andiamo a vedere un canyon di nuova formazione, una mezza collina franata. Il pezzetto di crinale che sorreggeva la strada di collegamento con alcune piccole frazioni si è aperto. Per rendere la strada di nuovo percorribile saranno necessari interventi ingegneristici imponenti e tantissimi soldi. Ce ne andiamo chiedendoci se e quando verrà aggiustata quella strada. Ci spostiamo sui campi di intervento di TerraLiquida: un agriturismo che ha visto gli attrezzi agricoli seppelliti da una frana; il ripristino di uno stradello in parte smottato; il rifacimento di una strada di accesso ad un’azienda agricola remota… la filosofia di intervento di TerraLiquida è andare oltre l’aiuto fatto di sole braccia e intervenire con mezzi meccanici, ruspe, escavatori, attrezzi fondamentali per il ripristino delle migliaia di frane nelle colline della Romagna. Sempre dal basso e in maniera auto organizzata. Cercando di aiutare le realtà fragili che ancora fanno un qualche tipo di agricoltura in queste aree difficili.

Sacrificano i weekend per fare sopralluoghi, per organizzare i cantieri e per andare con gli escavatori a spostare terra, spianare voragini e riaprire strade. Interventi in aree private dove gli enti pubblici probabilmente non arriveranno mai. Poi promuovono il turismo partecipativo: soggiorni presso aziende agricole, agriturismi, b&b ecc per dare una mano oltre che per fare una vacanza…

I ragazzi dell’azienda agricola in cui si lavora oggi ci offrono il pranzo. Ci si scambia sorrisi, si costruiscono amicizie.

Sostenere TerraLiquida! https://terraliquida.noblogs.org/

Tappa 4 – qualche posto sopra a Fontanelice – fuori di testa

Chiacchiero con A. seduti sotto l’albero vicino al camper in cui vive con la sua famiglia. Beviamo il suo sangiovese eccellente. La vigna di fronte quest’anno è massacrata dalla peronospora. Non si sono mai viste tante malattie sulla vite come quest’anno, dalla Romagna alla Toscana. Ragioniamo sull’opportunità di organizzare un incontro, proprio li, tra quelle colline martoriate, per costruire una prospettiva politica comune a partire dall’alluvione. Alluvione che ci ha mostrato in maniera limpida l’insostenibilità del sistema in cui siamo immersi. In cui siamo incastrati. Costruire nuovi legami, apparentamenti, convergenze. Partire dalle comunità politiche esistenti per avviare un processo di aggregazione, un sistema di alleanze, per pensare e realizzare la ricostruzione sociale dei territori. Per costruire un pezzetto di quell’intelligenza collettiva rivoluzionaria di cui siamo assetati. Antonio è perplesso: mi dice che secondo lui la gente è isterica, sta andando fuori di testa, soprattutto in città. Non per l’alluvione, ma per la vita che stiamo facendo. Per la solitudine.

Ritornando a casa in macchina, nel traffico dell’A14 per il rientro dal mare, mi tornano in mente le parole di Gramsci sulla barbarie : “la crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”

Ecco, adesso siamo proprio all’inizio di una POLICRISI.

Abbracci a tutte e a tutti.

Teniamo botta.