Vincenzo Talerico mette gentilmente a disposizione questo suo breve saggio critico.
Un aiuto per la comprensione degli eventi recenti, e al contempo una visione “ecologica” in senso ampio.
Generalmente la percezione del rischio idraulico, così come di quello idrogeologico, viene abbinata esclusivamente alla pericolosità dell’evento naturale (evento atmosferico “eccezionale”, franamento di pendii, crolli e smottamenti improvvisi, terremoti ecc.).
Ma questa percezione è frutto della logica “riduzionista” a monte di questi modelli.
Vincenzo mette a fuoco i cambiamenti recenti nella gestione del territorio.
Gli esperti istituzionali preposti alla gestione delle emergenze da rischio idraulico, ora non sono più gli ingegneri idraulici, quelli che avevano reso i corsi d’acqua dei canali, né gli “ingegneri naturalisti” che volevano riportare gli alvei a dinamiche naturali di espansione, ma i meteorologi, gli “analisti di situazione”, gli organizzatori di eventi, gli avvocati, i comandanti dei vigili urbani ecc.
La riflessione sulla presenza e sul ruolo dello Stato, come sempre, è fondamentale per la comprensione dei fenomeni cui assistiamo: presenza opprimente o presenza carente?
Opportunamente Vincenzo richiama anche le analisi di James C. Scott per approfondimenti sui modelli di politica ammistrativa.
Grazie Vincenzo!
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