Categorie
Guide e documentazione

Scarpate

Come migliorare la tenuta del terreno nelle scarpate

Chi vive in collina sa che è importante frenare l’erosione del suolo in pendenza, e che si possono mettere in atto diverse soluzioni più o meno laboriose e costose, come terrazzamenti, palizzate, etc. Le frane causate dall’alluvione hanno causato la perdita di molti alberi e creato ampie zone di terra smossa, che in assenza di interventi continueranno a scendere, e ci siamo chiesti che cosa potevamo fare, nel nostro piccolo e senza grandi spese, per ridurre l’erosione e mantenere la terra lì dov’è. Non si tratta di interventi risolutivi, ma piuttosto di aiutare la vegetazione a ricoprire queste aree instabili, a “cicatrizzare le ferite della montagna”.

Per scegliere come intervenire, occorrerà valutare l’estensione, la pendenza e la posizione delle scarpate, e le risorse (attrezzi, materiali, braccia) a disposizione.

Fosse livellari

Consistono in piccole fosse, larghe 20-30 cm e poco profonde, orizzontali rispetto alla pendenza. Prima di mettersi all’opera con vanga e zappa, occorre tracciare le linee mettendo dei fili fissati a dei paletti, che fungono da guida. Per assicurarsi che le linee siano orizzontali, si può ottenere una semplicissima livella ad acqua con un tubo di gomma trasparente della lunghezza adeguata. In caso occorrano più fosse, valutare la distanza tra le stesse in base alla pendenza, evitando di farle troppo vicine in caso si tratti di terra di riporto, come quella sversata da un escavatore.

Fascine e teli pacciamanti

Questi interventi servono a proteggere il suolo dal dilavamento delle precipitazioni e favorire l’avvento della vegetazione.

Per la copertura con fascine, piantare delle file di paletti (seguendo la stessa logica delle fosse livellari) che sbuchino da terra circa 30 cm, valutando la distanza in base alla lunghezza media delle fascine: per fissare ogni fascina bastano due paletti. Le fascine, ben legate con spago vicino alle estremità, vanno infilzate nei paletti, ed eventualmente appesantite buttando sopra un po’ di terra o di sassi, e disposte una di seguito all’altra, senza lasciare spazio. La copertura non sarà integrale ma a file distanziate di 50-100 cm, in modo da favorire la vegetazione spontanea e lo scorrimento delle acque superficiali. Per fare le fascine va bene qualunque tipo di ramaglie e potature, fresche o secche.

I teli pacciamanti biodegradabili sono disponibili in commercio in grande varietà: juta, fibra di cocco, canapa, feltro di lana… alcuni teli in feltro di lana contengono già dei semi di piante erbose tappezzanti. I teli vanno accuratamente fissati al suolo con dei picchetti, più fitti e numerosi in caso di zone esposte al vento. I teli pacciamanti possono servire a chi vuole piantumare o seminare determinate piante, che verrebbero soffocate dalla vegetazione spontanea, più rapida.

Piante adatte alle scarpate: erbe, arbusti, alberi

La scelta delle piante con cui ripopolare una scarpata va fatta con attenzione: vanno considerati non solo la posizione, il clima e il tipo di suolo, ma anche i diversi tempi di sviluppo e attecchimento e le cure colturali necessarie nei primi anni (concimazione, irrigazione, potature, etc.). Di seguito presentiamo un elenco, non esaustivo, con alcune indicazioni generali, ma suggeriamo anche di prendere in considerazione le cosiddette “piante pioniere” tipiche del posto.

Le piante che presentiamo, erbe, arbusti e alberi, sono piuttosto comuni nei campi o nei giardini, o anche nei terreni incolti e negli ambienti selvatici. Sono ovviamente reperibili nei vivai, ma si possono anche ottenere a costo zero raccogliendo e scambiandone i semi, oppure moltiplicandole per talea o propaggine.

Pervinca (Vinca minor e V. maior): piante erbacee dal portamento strisciante, molto vigorose e invasive, perenni e sempreverdi. Prosperano in posizioni a mezz’ombra, ma vivono anche in pieno sole. Adatte a terreni ben drenati, piantare da settembre a marzo, a distanza di 50 cm.

Falso iperico (Hypericum calycinum): arbusto strisciante con radici stolonifere che si propaga con grande rapidità, al sole o all’ombra, anche sotto gli alberi, anche in terreni asciutti. Rustico e resistente al freddo, sempreverde. Bella e appariscente fioritura di colore giallo. Si moltiplica per divisione dei cespi da ottobre ad aprile, mentre per talee semilegnose in luglio-settembre. Distanza tra le piante 60-80 cm.

Cotoneaster (Cotoneaster salicifolius): è una varietà di cotoneaster a portamento strisciante, molto vigoroso, adatto a scarpate molto ripide. Seminare le bacche ben mature in settembre-ottobre, oppure prelevare talee semilegnose in luglio-agosto, oppure fare propaggini in primavera e in autunno. Distanza tra le piante 50-80 cm.

Lonicera (Lonicera pileata): arbusto tappezzante sempreverde, fine, alto fino a un metro, con lunghi rami orizzontali. Vegeta in ogni tipo di terreno, ma preferisce quelli umidi e ben drenati. Semina in ottobre. Moltiplicazione per propaggine in agosto-settembre. Distanza tra le piante 50-80 cm.

 Rosmarino prostrato (Rosmarinus officinalis var. prostratus): rustico e vigoroso come il comune rosmarino, da cui si differenzia solo per il portamento, ha quindi il pregio di essere utilizzabile per scopi alimentari e terapeutici. Prospera in posizioni soleggiate e tollera la siccità. Si moltiplica per talea prelevata in autunno o primavera. Distanza tra le piante 60 cm.

Anche lavanda, timo e santoreggia si prestano discretamente a ricoprire le scarpate, ma sono un po’ più delicate ed esigenti del rosmarino, e necessitano di alcune cure costanti (diserbo, potature), per cui sono sconsigliate ai più pigri.

 Menta (Mentha spp.) e Melissa (Melissa officinalis): sono erbe aromatiche rustiche e poco esigenti, che si diffondono rapidamente e si possono seminare o trapiantare, sotterrandone i rizomi prelevati in autunno. Distanza tra le piante 30 cm.

 Ginestre (Spartium junceum, Cytisus scoparium, etc): piante pioniere per eccellenza, assai rustiche, adatte a terreni poveri e sfruttati. Sono arbusti compatti che vegetano in pieno sole, e svolgono anche funzione di frangivento. Semina in vaso a inizio primavera, messa a dimora in ottobre. Distanza tra le piante 70-80 cm.

Teucrium (Teucrium lucidrys, T. fruticans): queste piante mediterranee vivono allo stato spontaneo in zone aride e rocciose. Sono cespugli compatti e sempreverdi, adatte ai climi più miti e vicino al mare. Si moltiplicano per seme in primavera e per talea a fine estate. Distanza tra le piante 70-100 cm secondo la varietà.

Eleagno (Elaeagnus spp.): sono arbusti o piccoli alberi, con o senza spine, sempreverdi o decidui, in ogni caso molto rustici. Le chiome compatte li rendono adatti a formare siepi frangivento. Si moltiplica per seme quando questo è maturo, in luglio-agosto. Distanza tra le piante 50 cm per formare siepi, oppure 100 cm.

Sanguinello (Cornus sanguinea): è un piccolo albero, stretto parente del corniolo, diffuso allo stato spontaneo soprattutto al margine dei boschi. Come il sanguinello, anche altre varietà di Cornus diffuse nei giardini a scopo ornamentale si prestano a ricoprire terreni in pendenza, argillosi, sia al sole sia all’ombra. Seminare i semi maturi in autunno, o prelevare polloni con pezzetti di radice in primavera e coltivarli in vaso fino all’inverno successivo, quando andranno messi a dimora nel terreno. Distanza tra le piante, 70-80 cm.

Salici (Salix spp.): molte varietà di salice, per via dell’apparato radicale ampio e ramificato, si prestano a trattenere i terreni instabili, e soprattutto i terreni umidi e soggetti ad allagamenti periodici, come le rive dei fiumi e dei fossi. Non richiedono suoli particolarmente fertili e non temono il freddo, ma non tollerano la siccità e non amano le posizioni troppo ombreggiate. In caso di forte pendenza si consiglia l’allevamento a capitozza, per mantenere le piante più basse e più leggere. Si moltiplicano molto facilmente per talea, in inverno. Le talee devono essere piantate per almeno 30 cm di profondità. La distanza tra le piante varia in base all’apporto idrico disponibile, dai 50 cm vicino ai corsi d’acqua fino ai 2-3 m. Per sostenere lunghi tratti di terreno si può fare una “viminata”, ossia una sorta di terrazzamento con piante vive, come descriviamo qui di seguito.

La viminata

La viminata è una costruzione vivente, fatta di talee radicate e rami intrecciati, per l’appunto vimini, che può avere varie forme e funzioni: separazione tra aiuole, vialetti, terrazzamenti, aiuole rialzate, scale, compostiere, bordure di fossi e laghetti, frangivento…. La vigoria dei salici permette di modellare la viminata anno dopo anno, intrecciando o tagliando i nuovi getti e aggiungendo talee.

Si possono trovare indicazioni utili in molti manuali di fai-da-te e giardinaggio, ma è importante adattare il progetto considerando le condizioni specifiche del luogo; in caso di terreni e climi asciutti, sarà necessario irrigare con regolarità, soprattutto durante la stagione estiva, almeno per i primi due anni.

Qualche anno fa abbiamo realizzata una viminata nell’orto di alcuni amici, lunga undici metri e alta meno di mezzo metro. In una giornata abbiamo “terrazzato” un sentierino in pendenza, lungo il recinto. Vi illustro di seguito le fasi di lavoro.

Per prima cosa abbiamo raccolto parecchi “gomitoloni” di vitalba, liberando alcuni alberi: la vitalba è un ottimo materiale da intreccio, e le liane più grosse hanno una buona resistenza nel tempo.

Poi abbiamo definito l’area di intervento: piantando alcuni picchetti, mantenendo la stessa distanza dalla recinzione, e legandoli dal primo all’ultimo con un filo, abbiamo segnato la linea guida lungo cui piantare le talee. (In caso di linea retta bastano ovviamente due picchetti agli estremi, mentre più la linea è curva, più numerosi saranno i picchetti necessari a descrivere una curva armoniosa.)

A questo punto abbiamo calcolato quanti “montanti vivi” (ovvero le talee di salice) dovevamo piantare, uno ogni 30 cm circa, e li abbiamo conficcati verticalmente lungo la linea, per almeno 30 cm in profondità e lasciando fuori circa 80 cm; in questa fase è importante cercare di non danneggiare la corteccia le gemme, e quando le talee affondano con difficoltà si fa prima il buco con un tondino di ferro. Poi, tra una talea e l’altra, abbiamo piantato altrettanti “montanti secchi”, cioè destinati a non germinare, nel nostro caso rami lunghi e dritti di sanguinello. I montanti, vivi e secchi, costituiscono la struttura dell’intreccio, così come l’ordito nella tessitura: tale struttura deve essere adeguata allo sforzo che dovrà reggere; nel nostro caso, per tenere su un gradino di 20-30 cm abbiamo scelto dei rami di 1,5-2 cm di diametro, distanti tra loro 15 cm.

Rimossi i picchetti e il filo, abbiamo cominciato a intrecciare la viminata con la vitalba raccolta, rami di salice (freschi e secchi), rami di sanguinello e altri avanzi di potatura sufficientemente flessibili. L’intreccio è un semplice “slalom” tra i montanti, nemmeno troppo preciso: l’importante è mantenere tutti i montanti in posizione verticale e schiacciare bene l’intreccio di tanto in tanto. Alcuni rami freschi di salice sono stati anch’essi piantati nel terreno, ma orizzontalmente, nei punti di maggiore altezza del gradino, e poi tessuti come gli altri. L’altezza della tessitura è variabile, ma deve terminare possibilmente diritta e orizzontale, essere un po’ più alta del livello del terreno che dovrà contenere, e lasciare scoperti i montanti per almeno 5 cm.

Una volta terminato il lavoro d’intreccio, il più divertente, non resta che armarsi di vanga e zappa per pareggiare la pendenza del sentierino, togliendo terra vicino alla recinzione e aggiungendola lungo la parete intrecciata che funge da sponda. Il gioco è fatto: se tutto va bene le talee di salice emetteranno nuovi getti, e radici che sosterranno la gradinata; i getti potranno essere incorporati all’intreccio o lasciati liberi di ondeggiare al vento, ed essere potati annualmente per farne cesti e legature.

Le potenzialità delle strutture viventi sono notevoli, tanto per fini pratici, come in questo caso, quanto per fini estetici; costruendone una si dà inizio a un processo in divenire, che affida alla vitalità delle piante il compito di proseguire l’opera. Si potrà lasciare andare tutto “come vuole la natura”, o intervenire periodicamente con una piccola manutenzione; in ogni caso, sarà un pezzetto di paesaggio modellato dolcemente.


Trame del bosco

Questo testo nasce da una ricerca su internet, su vari libri di flora e giardinaggio, e dalla nostra esperienza pratica, e vuole essere un semplice suggerimento per chi fronteggia i danni dell’alluvione senza grandi mezzi ma con la voglia di fare.

Siamo Arianna e Aurelio, Trame del Bosco è il nome che ci siamo dati come artigiani e artisti dell’intreccio. Viviamo in una casa sulle colline di Tredozio, e coltiviamo salici e altre piante che utilizziamo per i nostri lavori. Per saperne di più, www.tramedelbosco.it