Credo fosse il sabato mattina quando con il mio compagno e un altro amico siamo arrivati a Faenza da via Renaccio.
Nei giorni prima ero già stata a pulire case e garage a ridosso del fiume nel mio paese d’origine, ma mai e poi mai mi sarei aspettata uno scenario del genere a Faenza.
Quella mattina siamo scesi rispondendo ad un messaggio di aiuto arrivato su una chat di volontari, creata apposta x questo periodo (e devo dire anche utile e funzionale).
Beh, ve lo ripeto: non mi sarei mai e poi mai immaginata un disastro del genere!
Non la riconoscevo più la mia Faenza: fango, detriti, acqua e mobili e oggetti e fango… tutto sulla strada, tutto da buttare, tutto da pulire e sistemare…
Di quel momento ricordo la faccia del mio compagno, la faccia di chi se l’aspettava grossa, ma che cazzo, non così grossa.
Arrivati a destinazione, a casa della zio di R. ci raggiungono altri amici.
In quei giorni tutti qui abbiamo mollato il lavoro, tutti quanti siamo scesi a dare una mano.
E allora c’ erano G., M. e M. che con l’aiuto del Landone, il nostro vecchio LandRover, staccavano via portoni dei garage altrimenti inaccessibili.
Poi c’era E. che raccattando pannoloni in mezzo al fango ogni tanto mi chiamava come ad assicurarsi un po’ di serenità o solo uno sguardo amico in quella che sembrava la brutta scena di un film sull’Apocalisse.
Arrivati a sera con G. abbiamo iniziato a realizzare che questa solidarietà dovevamo strutturarla meglio, anche perché iniziavano ad arrivare dall’Appennino le notizie di frane, strade bloccate, abbandono forzato delle case, troppi pochi aiuti: è cosi che con gli amici che erano già in giro con noi in quei giorni a Faenza abbiamo appunto strutturato la nostra “colonna mobile” fatta di autogestione, mezzi, esperienza e tanta solidarietà.
Lo facciamo perché nessun* di fronte ad una situazione come questa venga lasciato da sol*, lo facciamo perché vogliamo contribuire alla sopravvivenza delle piccole comunità sull’Appennino e contribuire ad una vita degna per chi invece continuerà a vivere in città.